Vaccinati contro i vaccini

I falsi miti contro i vaccini

Vaccini e ansia

In questi giorni si è alzato un polverone mediatico che ha colpito le dichiarazioni di Red Ronnie, ospite del programma Rai Virus per parlare delle vaccinazioni obbligatorie per i bambini e i presunti rischi per la salute. I vaccini fanno male? I vaccini possono essere la causa dell’autismo e di altre gravi patologie?

La questione sollevata dal dibattito non è tanto rilevante per determinare la validità o meno dei vaccini e per questo motivo non troverai qui le risposte a queste domande. Ciò che emerge da questa carnevalata è un problema d’ansia, è il meccanismo stesso dell’ansia che si cela dietro questo scandalo televisivo.

L’intento del programma di approfondimento era evidente: lo scopo non era tanto quello di fare chiarezza su un argomento che negli ultimi anni è stato ben infarinato da accuse infondate e difese poco efficaci, quanto quello di sollevare una tempesta, di scatenare il putiferio nel pollaio. Le due parti in causa erano palesemente sbilanciate; un dibattito su questioni economiche che chiami in causa un banchiere e due artigiani non arriverebbe a conclusioni preziose, pur trattandosi di un esperto del settore e due persone coinvolte nell’economia.

Ciò a cui assistiamo, dopo giorni di botta e risposta di ogni tipo, è l’espressione della frustrazione delle persone coinvolte, da entrambe le parti, ben incanalata in una tematica capace di schierare tutti contro tutti e di allentare una tensione interna che rischierebbe di esplodere sotto forma di consapevolezza e coscienza di massa. Il medico difende la disciplina verso la quale è devoto e le sicurezze alle quali è legato e gli altri interlocutori difendono le loro certezze rispetto la malafede di quelle altrui.

Il pulviscolo sollevato dalle posizioni di Red Ronnie, improbabile portavoce di tesi complottiste che denotano più la preoccupazione generale delle persone e la sfiducia nell’umanità, che una reale opposizione alle cure, permette di dissolvere l’ansia del popolo nei confronti di una realtà tangibilmente precaria, spostando il focus attentivo su discussioni vuote. Si tratta infatti di dibattiti che avvengono su piani sfalsati e non allineabili. Entrambe le posizioni, autorevoli o meno, hanno le radici ben impiantate nei bisogni profondi di sicurezza e stabilità del pensiero umano. Bisogni per loro natura insoddisfabili, sui quali il meccanismo d’ansia fa leva per rinforzare la propria dittatura.

Questo meccanismo, che porta valanghe di ascolti alla trasmissione e al contempo permette un momentaneo effetto sedativo sulla popolazione, è infatti un meccanismo d’ansia. Niente di dissimile da ciò che accade dentro di noi quando in preda a ossessioni sul nostro aspetto o sull’esito della nostra carriera, siamo capaci di evitare le problematiche reali e trascurare i segnali d’allarme che il nostro corpo ci invia per correre dietro a vanità e vacuità.

Red Ronnie è un sopravvissuto alle malattie infettive grazie ai vaccini di cui ha potuto usufruire e che ora ripudia; i dati sui rischi di mortalità delle malattie che da decenni sono debellate grazie a questa pratica parlano chiaro tanto quanto quelli, espliciti e pubblici, sui potenziali effetti collaterali. Un esempio? Di difterite morirebbe una persona su 20, mentre l’effetto collaterale più grave possibile del suo vaccino, un’encefalopatia acuta, colpisce al massimo 10 persone su 1 milione.

Ironizzando possiamo pensare che uno degli effetti collaterali certi dei vaccini è proprio lo sviluppo di un’ossessione contro di essi. Allora sì che il conduttore acquisterebbe autorevolezza nel parlarne.

Red Ronnie è il portavoce di un’ansia generalizzata che non è capace di esprimersi se non in questa forma, impacciata e tenera, come quella di un gattino impaurito che attacca chi si vuol prender cura di lui. Red Ronnie è un vaccinato che si esprime contro i vaccini; non è la sua posizione ad essere grave, bensì la strumentalizzazione dell’angoscia che le sue dichiarazioni portano in seno. Perché non far parlare due virologi di opinione opposta? La responsabilità è della trasmissione e del canale.

Un dibattito sui vaccini tenuto da due personaggi pubblici, con toni “da bar” e un immunologo non serve a fare informazione. Non avvalora le tesi né dell’una, né dell’altra parte, ma alimenta il fuoco dell’ansia, o meglio lo direziona verso questa tematica attuale e conflittuale, spostandolo da altri boschi della consapevolezza dove si rischierebbe il disastro. Se è la salute ad essere al centro dell’attenzione, perché non concentrarsi sugli stili di vita, sull’alimentazione, sullo stato terminale dell’ambiente in cui viviamo? Lo scalpore sui vaccini mantiene immobile la realtà, ma sposta l’attenzione altrove.

Il meccanismo d’ansia

L’ansia funziona come un parassita che tenta di estendere il proprio dominio e il proprio controllo il più possibile, fino ad arrivare al monopolio sull’intero organismo ospite. La realtà in cui viviamo ci offre un carnet di metafore molto ampio grazie alle quali comprendere la struttura di un meccanismo ancestrale, intrinseco alla natura stessa delle cose.

Il meccanismo dell’ansia infatti sottopone l’individuo a uno stato cronico di tensione e stress, avviluppato in pensieri ossessivi di svalutazione, in assolutismi contro i quali sbattere la testa di continuo. Lo stesso meccanismo pone l’umanità intera in una posizione di sfruttamento inconsulto nei confronti delle risorse naturali, del pianeta. La società, che si situa a metà strada tra la persona e la specie umana intera, vede svilupparsi al suo interno -e in una certa misura è essa stessa- un’espressione di questo meccanismo che allenta la tensione scomponendola in questioni artificiali più piccole e gestibili.

L’ansia infatti si manifesta come un circolo vizioso di paure irrisolte, come la diffusione di principi d’incendio che non si sviluppano mai, ma che bruciano sparsi ovunque nei nostri pensieri. Il rumore che si è generato con questa farsa va pertanto lasciato andare. Non va ignorato, ma accompagnato gentilmente alla porta, fatto scivolare delicatamente al di fuori del nostro presente. È un sintomo del disturbo e non il disturbo in sé.

Proprio come accade nella meditazione, i pensieri che disturbano la consapevolezza del momento non possono essere evitati, ma bisogna lasciarli fluire senza attaccarvisi. Il vero momento della consapevolezza è proprio quello in cui ci si rende conto del disturbo arrecato, dopo che l’intruso è scivolato via.

Così, allo stesso modo non soffermiamoci sullo scalpore della notizia in sé, quanto sulle radici di quell’ansia sociale che dovremmo affrontare prima o poi, per non essere completamente dominati dal parassita.

Andrea Butkovič

Sono Andrea, il webmaster di Espira, autore di Ansiopanicyn e ideatore del metodo olistico Resoluzione. La mia missione è di aiutarti ad affrontare ansia e panico nel migliore dei modi, senza spendere un capitale e senza aspettare una vita. Laureato in psicologia e con oltre 10 anni di esperienza, sono il tuo consulente olistico di fiducia.

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