8 marzo: perché rifiutare la mimosa

Non regalare la mimosa per l'8 marzo

8 marzo: invece della mimosa, regalati il benessere.

L’8 marzo è la giornata internazionale della donna, lo sanno tutte, lo sai anche tu. Ma sulle origini di questa celebrazione ci sono più ombre che luci. Secondo la tradizione si festeggia l’8 marzo per ricordare le operaie morte nell’incendio di una fabbrica all’inizio del ‘900. C’è poi chi sostiene che si regali una mimosa perché nel cortile di quello stabilimento svettava un albero di mimosa. È tutto falso. Ciò che rimane di vero e attuale è la condizione delle donne, è la salute delle donne, che bruciano nel rogo alimentato da una persistente disparità di diritti, opportunità e trattamento.

Un mostro che colpisce le donne in maniera trasversale e si colloca alla base di altri disturbi o come contorno di una situazione di stress o disagio è l’ansia. L’ansia e il panico colpiscono maggiormente le donne, secondo le statistiche il 70 % dei casi è rappresentato da donne, spesso molto giovani. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha previsto che nel 2020 una persona su due al mondo avrà sofferto almeno una volta nella vita di un disturbo d’ansia e se il 70 % di questa metà è rappresentato dalle stesse donne che abitano l’Italia e molti altri paesi ‘sviluppati’ per il 51%, oggi più che mai bisogna porre attenzione alla salute delle donne.

Un’introduzione che invece di tranquillizzare, mette ansia, vero? Vuoi sapere le vere origini dell’8 marzo e soprattutto come regalarti il benessere?

Continua a leggere, ti ci vorranno pochi minuti.

Le origini dell’8 marzo

La mitologia che accompagna questa giornata, legandola ad un tragico evento riconducibile più ad una trama da film hollywoodiano che alla realtà, non è soltanto falsa, ma anche dannosa. Sì, perché non c’è alcuna ingenuità nel tramandare una storia di questo tipo, dal momento in cui ciò che l’ignoranza copre qui sono il significato e la potenza insilenziabili di un movimento: quello per i diritti delle donne.

Le radici di questa celebrazione infatti abbracciano la storia del socialismo dei primi anni del ‘900, quando si celebrava la giornata internazionale delle lavoratrici, per promuovere i loro diritti. Nel 1911 in Germania, Clara Zetkin, socialista convinta, femminista attiva nella lotta per i diritti delle donne e per il suffragio universale, propone ufficialmente per la prima volta la celebrazione della giornata internazionale delle operaie.

Anche se ampiamente politicizzato, l’attivismo femminista della Zetkin è indiscusso, così come il suo coraggio e la sua levatura morale: nel 1932, un anno prima di morire, da rappresentante del Partito Comunista Tedesco nel Reichstag e suo membro più anziano, aprì la sessione del parlamento con un’invettiva di 40 minuti contro Hitler e il partito Nazista.

L’8 marzo quindi non è una giornata che ricorda le povere vittime di un incendio, ma le coraggiose e fervide lotte delle donne per i loro diritti: la lotta della metà del Mondo per i diritti dell’Umanità. Celebrare questa giornata all’insegna di un’immagine passiva della donna, che la dipinge come vittima sulla quale ‘deporre’ un ramoscello di mimosa, fiore delicato di una primavera alle porte, significa incenerire un secolo di proteste e conquiste, un “Fahrenheit 451” di tutte le carte dei diritti.

L’emancipazione passa attraverso la conquista della salute

La lotta per i diritti delle donne è anche – e innanzitutto – una battaglia per la conquista della salute, dei diritti ad essa legati e di una condizione che protegga la donna, che ne promuova il benessere contrastando tutti i fattori di rischio socio-ambientali. Tra questi, molti possono essere annoverati come fattori che predispongono all’insorgenza di disturbi cronici come l’ansia e il panico.

La società, i valori che tramanda e il sistema di significati che ne irrora le venature più nascoste, alimentano un’immagine paradossale che la donna interiorizza e alla quale deve tendere: una perfezione docile e graziosa che non le lascia scampo, imprigionata tra le polarità di madre accogliente e vergine pura. Questa ‘detenzione’ genera angoscia, un’ansia profonda e a volte insanabile. Ansia e panico, infatti, sono le punte di un iceberg fatto di abitudini scorrette, meccanismi automatici che invadono la nostra quotidianità e per la donna coinvolgono impietosamente la sfera affettiva e soprattutto le aspettative sociali, che premono sulla sua realizzazione. Per risolvere l’ansia bisogna quindi scavare in profondità, raschiare a fondo e sradicare un’erbaccia infestante in tutti i suoi tentativi di insediamento.

Anche questa considerazione mette più ansia che serenità, non è vero? Beh, non preoccuparti: il paradosso può essere sciolto come un nodo, come burro a bagnomaria. Come? Il metodo Resoluzione è quello che fa per te. Perché? La Resoluzione è un metodo olistico completo, che prende in analisi tutti i fattori implicati nello sviluppo dell’ansia e li combatte senza esclusione di colpi, su tutti i fronti. Non si concentra soltanto su un aspetto della mente o del corpo, non è soltanto un esercizio spirituale, un ragionamento sul proprio passato, una tecnica di visualizzazione, un tipo di meditazione o una dieta particolare. La Resoluzione è tutto, tutto ciò che puoi fare con ciò che già sei e possiedi. Questo significa nessuna spesa aggiuntiva, nessun farmaco, nessun integratore magico, nessuna pozione miracolosa, ma la garanzia di sradicare definitivamente ansia e panico in 30 giorni. Non ci credi? Prova Ansiopanicyn.

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Andrea Butkovič

Sono Andrea, il webmaster di Espira, autore di Ansiopanicyn e ideatore del metodo olistico Resoluzione. La mia missione è di aiutarti ad affrontare ansia e panico nel migliore dei modi, senza spendere un capitale e senza aspettare una vita. Laureato in psicologia e con oltre 10 anni di esperienza, sono il tuo consulente olistico di fiducia.


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